BANG BANG
In ufficio. Stavamo collaborando engineering e interiors. Esordisco:
“si è fatto tardi. Continuiamo a casa mia. Se vuoi puoi dormire da me. Domani mattina veniamo in cantiere e facciamo la presentazione”.
Gli avevo messo il nomignolo Bandito. E lo divertiva tanto.
Vita sottile e spalle larghe. Sexy da togliere il respiro e molto dolce. Sorriso timido. Fa delle imitazioni esilaranti dei colleghi di lavoro.
Gli occhi, tra il verde il blu ed il grigio, glieli ho definiti color palude. E anche questo lo divertiva tanto.
Si è fatto la doccia. Gli ho prestato un pareo, che ha indossato, a torso nudo, senza mutanda, e si è messo davanti al computer .
Cucino un riso veloce e lui riceve una telefonata di lavoro. Mentre parla concitato si trastulla il pisello.
Gli scatto una foto di spalle, senza che se ne accorga.
Mangiamo. Chiacchieriamo. Imprechiamo contro il lavoro che basta a pagare solo l’affitto.
Lavoriamo fino a tardissimo.
La mattina dopo facciamo la presentazione, che è stata cordialmente guardata e altrettanto cordialmente ignorata.
La sera siamo tornati da me e lui ci è rimasto per tutto il resto della settimana.
Gli avevo lasciato le copie delle chiavi.
Si era portato il vespone ed io mi ero comprato un casco per andare in vespone con lui.
Chi tornava prima cucinava per l’altro.
Chi si alzava prima preparava la colazione per l’altro, con tanto di caffè a letto.
Io lo avevo aiutato a radersi i capelli e lui a montare una scarpiera.
Lui ha stirato anche un paio di mie camicie e io gli ho portato la macchina dall’elettrauto.
Al lavoro, inseparabili. Settori diversi, ma ogni scusa era buona per stare vicini: sigaretta, pranzo,…
Mai avevamo parlato di niente di specifico.
Una sera. Prima di addormentarci. Nel mio lettone. Girati di spalle. Luce spenta. Nel silenzio dice:
- Vogliamo provare? Una storia intendo.
- …
- Dici qualcosa. Tremo.
- …
- …
- Io amo un altro.
Si alza. Si veste ed esce. Senza dire una parola. Sento il vespone partire.
Torna due ore dopo. Lo sento ma fingo di dormire.
Durante la notte lo sento accucciarsi vicino a me. Resto immobile. Non so se lo abbia già fatto prima.
La mattina dopo mi sveglia:
- ehi, muoviti. Se no fai tardi.
Esce prima di me.
In cucina trovo il mio the, dei biscotti ed un post-it con su scritto “buona giornata”.
Bevo frastornato. Dal sonno e da queste attenzioni.
Ricevo pure un suo sms. “Ti vuoi muovere? Ti stiamo aspettando alla macchinetta del caffè!”.
Arrivo a lavoro ancora più frastornato.
Non fumo mai di mattina. Ma accendo una sigaretta nell’angolo fumo all’aperto e arriva lui:
- Bandito, sei stato davvero carino. Ma … io non capisco…
- Ho voluto vivere questa notte con la consapevolezza che fosse l’ultima.
E poi mi ha tolto il saluto.
E, cristo, quanto mi manca.
E ho paura.